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Flat tax neo residenti 2026: sale a 300.000€ (art. 24-bis TUIR)

Tabella dei Contenuti

La Legge di Bilancio 2026 interviene sul regime fiscale dei neo-residenti (la cosiddetta “flat tax per i nuovi residenti”), aumentando in modo significativo l’imposta sostitutiva dovuta da chi trasferisce la residenza in Italia e opta per il regime previsto dall’art. 24-bis del TUIR.

Il titolo “+50%” che hai visto in stampa non riguarda un’aliquota del 50%, ma l’aumento dell’importo fisso annuo: da 200.000 a 300.000 euro per il contribuente principale.

Cos’è la flat tax neo residenti (art. 24-bis TUIR)

Il regime dei neo-residenti è un’opzione riservata a persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia (nel rispetto delle regole civilistiche e tributarie) e che, ricorrendone i requisiti, possono scegliere di pagare un’imposta forfetaria sui redditi prodotti all’estero.

Tradotto: invece di tassare in Italia i redditi esteri con le regole IRPEF ordinarie (principio di tassazione “worldwide”), il contribuente paga un importo fisso annuo, a prescindere dall’ammontare effettivo dei redditi esteri.

Importante: i redditi di fonte italiana restano tassati ordinariamente.

Cosa cambia con la Manovra 2026: importi aggiornati della flat tax neo residenti

La Legge di Bilancio 2026 modifica l’art. 24-bis TUIR e aumenta gli importi dell’imposta sostitutiva:

  • Contribuente principale: da € 200.000 a € 300.000 annui (+50%)

  • Familiare “agganciato” all’opzione: da € 25.000 a € 50.000 annui

Questa seconda voce è spesso sottovalutata: per nuclei familiari che intendono estendere l’opzione ai familiari, l’incremento può incidere parecchio sul costo complessivo del regime.

Da quando si applica la flat tax neo residenti 2026 a 300.000€

L’adeguamento si applica ai soggetti che trasferiscono la residenza a decorrere dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 (in via generale dal 1° gennaio 2026), secondo quanto previsto dalla norma in Gazzetta Ufficiale.

Chi è impattato davvero (e quando conviene ancora)

Questo regime è pensato per contribuenti con redditi esteri elevati: imprenditori, investitori, manager, HNWI. L’aumento a 300.000 euro sposta verso l’alto il punto di convenienza, ma non lo elimina.

In termini pratici:

  • Può restare conveniente se il soggetto ha redditi esteri molto elevati (ad esempio dividendi, interessi, capital gain esteri in misura rilevante), perché un forfait di 300.000 euro può essere inferiore alla tassazione ordinaria italiana su quei flussi.

  • Diventa meno conveniente per chi ha redditi esteri “medi” o per chi valuta di includere diversi familiari (per l’aumento a 50.000 euro ciascuno).

La valutazione non è “politica”, è numerica: va fatta con un confronto tra imposta forfetaria e tassazione ordinaria potenziale sui redditi esteri, tenendo conto della composizione (dividendi, interessi, plusvalenze, royalties, ecc.) e di eventuali crediti d’imposta esteri.


Attenzione a non confondere: neo-residenti vs impatriati

Nel dibattito pubblico si mescolano spesso misure diverse. In sintesi:

  • Neo-residenti (art. 24-bis TUIR): forfait su redditi esteri (ora 300k / 50k familiari)

  • Impatriati (nuovo regime): agevolazione pensata per lavoratori che rientrano/si trasferiscono, con requisiti e benefici differenti (non è una “flat tax da 300k”).

Implicazioni operative per consulenti e contribuenti

Per chi assiste clienti in trasferimenti di residenza, pianificazione patrimoniale e fiscalità internazionale, la novità 2026 porta almeno tre effetti pratici:

  1. Maggiore selettività: l’opzione “a forfait” diventa più sensata solo sopra certe soglie di reddito estero.

  2. Focus sui familiari: il costo per estendere il regime al nucleo cresce e va valutato caso per caso.

  3. Maggiore necessità di ruling/valutazioni preventive: la corretta qualificazione di residenza, fonte del reddito e perimetro estero/Italia è ancora più centrale.

Conclusioni

La Manovra 2026 rende il regime dei neo-residenti più “costoso” ma anche più mirato: non è una tassa del 50%, è un aumento del forfait annuo a 300.000 euro, con raddoppio per i familiari a 50.000 euro.

Per capire se convenga ancora, serve una simulazione basata su:

  • ammontare e natura dei redditi esteri,

  • eventuale estensione ai familiari,

  • presenza di redditi di fonte italiana.

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