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Quanto resta ai soci di una Srl? Il caso di una gelateria da 500.000 euro

Tabella dei Contenuti

Caso pratico · Simulazione di bilancio
Quanto resta ai soci di una Srl che fattura 500.000 euro?

Una gelateria artigianale, otto dipendenti, 2.500 euro di affitto al mese. Dal primo euro incassato all’ultimo che arriva sul conto personale dei soci: tutti i passaggi, con i numeri.

Aggiornato ad agosto 2026 · Lettura 8 minuti · A cura di Mario Grandinetti, Dottore Commercialista e Revisore Legale

«Fatturiamo mezzo milione». È la frase che sentiamo più spesso nel nostro studio, ed è anche quella che dice meno di tutte. Perché il fatturato è un dato di volume, non di ricchezza: misura quanto entra in cassa, non quanto resta in tasca. La domanda che conta è un’altra ed è molto più scomoda: quanto resta ai soci di una Srl, davvero, alla fine di tutta la filiera di costi, imposte e ritenute?

In questo articolo la risposta non è teorica. Costruiamo un conto economico completo su un caso concreto — una gelateria artigianale strutturata come società a responsabilità limitata — e seguiamo i 500.000 euro di ricavi fino all’ultimo passaggio: il bonifico che arriva sul conto corrente personale dei due soci.

500.000 €Ricavi annui della società
47.500 €Utile netto dopo IRES e IRAP
7,0%Quota del fatturato che arriva ai soci

Perché il fatturato non dice nulla su quanto resta ai soci di una Srl

Tra il ricavo e il reddito personale del socio ci sono quattro filtri in sequenza, e ognuno trattiene una quota. Il primo è il costo operativo: materie prime, personale, struttura. Il secondo sono gli ammortamenti, cioè l’investimento iniziale che rientra a rate. Il terzo è la fiscalità societaria: IRES e IRAP colpiscono la società, non il socio. Il quarto — quello che quasi nessuno considera quando fa i conti a mente — è la ritenuta del 26% sui dividendi, che scatta solo nel momento in cui l’utile esce dalla società per entrare nel patrimonio personale.

È questo doppio livello di imposizione — prima la società, poi il socio — a rendere il calcolo controintuitivo. Nelle società di persone il meccanismo è diverso: il reddito viene imputato per trasparenza direttamente ai soci, senza il passaggio del dividendo, ma in cambio si rinuncia alla limitazione della responsabilità patrimoniale. Abbiamo confrontato i due assetti nell’articolo su rischi e convenienza delle società di persone. In entrambi i casi la conclusione è la stessa: la pianificazione fiscale non è un lusso, ma una componente ordinaria della gestione.

I dati della simulazione: gelateria artigianale con 8 dipendenti

Lo scenario è realistico e ricorrente in Calabria: una gelateria artigianale con laboratorio interno e punto vendita, forte stagionalità, organico misto tra contratti stabili e stagionali.

  • Forma giuridica: Srl con due soci persone fisiche non imprenditori, quote al 50%
  • Ricavi: 500.000 euro netti IVA
  • Organico: 8 dipendenti (2 full time, 3 part-time, 2 stagionali, 1 apprendista)
  • Locale: in affitto, 2.500 euro al mese
  • Investimento iniziale: circa 180.000 euro tra laboratorio, arredi e impianti, in parte finanziato
  • Amministratore: uno dei due soci, con compenso deliberato
Come leggere il costo del personale

I 160.000 euro indicati non sono la somma delle buste paga. Sono il costo aziendale complessivo: retribuzione lorda, contributi a carico azienda, accantonamento TFR e ratei di tredicesima e ferie. È la voce che sistematicamente viene sottostimata da chi fa i conti in proprio, ed è anche la più pesante del conto economico.

Composizione del costo del personale per figura professionale
Figura professionaleN.Costo unitarioTotale
Gelatiere / responsabile (full time)232.00064.000
Banconista part-time 24h318.00054.000
Stagionale (5 mesi)213.00026.000
Apprendista116.00016.000
Totale costo del personale8—160.000

Il conto economico voce per voce

Ecco dove finiscono i 500.000 euro prima ancora di parlare di imposte.

VoceImporto €% ricavi
Ricavi delle vendite500.000100,0%
Materie prime e materiali di consumo−135.00027,0%
Costo del personale (8 dipendenti)−160.00032,0%
Affitto locale (2.500 × 12)−30.0006,0%
Utenze (energia, gas, acqua)−22.0004,4%
Manutenzione attrezzature−6.0001,2%
Assicurazioni−2.5000,5%
Consulenze (commercialista e paghe)−6.0001,2%
Marketing e comunicazione−5.0001,0%
Commissioni bancarie e POS−4.0000,8%
TARI, pulizie, smaltimento, varie−7.0001,4%
Compenso amministratore (costo azienda)−30.0006,0%
Ammortamenti−20.0004,0%
Totale costi della produzione−427.50085,5%
EBIT (risultato operativo)72.50014,5%
Oneri finanziari−3.5000,7%
Risultato ante imposte69.00013,8%

Due voci da sole assorbono il 59% dei ricavi: materie prime e personale. In una gelateria artigianale il food cost sotto il 25% è difficilmente compatibile con una qualità reale del prodotto, e l’incidenza del lavoro è strutturale — il gelato si produce e si vende con le persone, non con gli impianti.

Attenzione anche alle utenze: 22.000 euro l’anno sembrano tanti finché non si considera che vetrine refrigerate, abbattitore, mantecatore e celle lavorano 24 ore su 24, dodici mesi l’anno. In gelateria l’energia elettrica è una voce industriale, non un costo accessorio.

Da 69.000 a 47.500 euro: IRES e IRAP

Sul risultato ante imposte intervengono due tributi con basi imponibili diverse, ed è qui che si concentrano gli errori di previsione più frequenti.

L’IRES si applica al 24% sul reddito imponibile fiscale, che nel nostro caso approssimiamo al risultato civilistico: 16.560 euro.

L’IRAP colpisce invece il valore della produzione netta, con una logica completamente diversa. Il costo del personale a tempo indeterminato è integralmente deducibile, ma gli oneri finanziari non lo sono — e soprattutto non lo è il compenso dell’amministratore quando il rapporto è di collaborazione coordinata e continuativa. La base imponibile risale quindi a 102.500 euro (EBIT più compenso amministratore).

Il fattore Calabria: IRAP al 4,82%

L’aliquota IRAP ordinaria è il 3,9%, ma le Regioni possono maggiorarla fino a 0,92 punti. La Calabria applica la maggiorazione piena per effetto del piano di rientro dal deficit sanitario: le società non agricole scontano quindi il 4,82%. Su questa simulazione significa 4.940 euro invece di 3.998: quasi 1.000 euro l’anno in più rispetto a un’identica gelateria in Lombardia o in Puglia. Su dieci anni sono diecimila euro di differenza generati dalla sola residenza fiscale.

PassaggioImporto €
Risultato ante imposte69.000
IRES 24% su 69.000−16.560
IRAP 4,82% su 102.500 (base imponibile Calabria)−4.940
Utile netto d’esercizio47.500

Carico fiscale complessivo: 21.500 euro, pari al 31,2% del risultato ante imposte. L’utile netto scende al 9,5% del fatturato.

Dall’utile ai soci: la ritenuta del 26% sui dividendi

Qui si consuma il passaggio che più frequentemente sorprende l’imprenditore. L’utile netto è della società, non dei soci. Finché resta iscritto a patrimonio netto è un numero in bilancio, non denaro disponibile: per trasformarlo in liquidità personale servono una delibera assembleare di distribuzione e il pagamento della relativa imposta.

Sui dividendi percepiti da persone fisiche non imprenditori si applica una ritenuta a titolo d’imposta del 26% ai sensi dell’art. 27 del D.P.R. 600/1973. Dal 2018, per effetto della Legge di Bilancio (L. 205/2017), l’aliquota è la stessa sia per le partecipazioni qualificate sia per quelle non qualificate. Trattandosi di ritenuta a titolo d’imposta e non d’acconto, il socio non deve dichiarare nulla: il rapporto tributario si chiude lì.

DistribuzioneImporto €% ricavi
Utile netto distribuibile47.5009,5%
Ritenuta a titolo d’imposta 26%−12.3502,5%
Netto complessivo ai soci35.1507,0%
Quota per ciascun socio (50%)17.575—
Nota tecnica: la riserva legale

Prima di distribuire, l’art. 2430 del Codice Civile impone di accantonare a riserva legale almeno il 5% dell’utile fino a raggiungere un quinto del capitale sociale. Nella simulazione ipotizziamo la riserva già capiente; se così non fosse, la quota distribuibile del primo esercizio scenderebbe di circa 2.375 euro.

Quanto resta ai soci di una Srl: il quadro finale

Riassumendo il percorso completo: su 500.000 euro di fatturato, ai due soci arrivano 35.150 euro netti. Il 7,0%. Circa 17.575 euro a testa, poco meno di 1.500 euro al mese, per un’attività aperta sette giorni su sette che a luglio lavora a pieno regime e a febbraio quasi si ferma.

Il dato va però letto insieme al capitolo successivo, altrimenti risulta più pessimistico del vero.

Il socio amministratore: perché il compenso cambia i numeri

Nel conto economico abbiamo già contabilizzato 30.000 euro di costo aziendale per il compenso dell’amministratore. Quel denaro non è sparito: è andato a uno dei due soci, ma attraverso un canale fiscale diverso dal dividendo.

Posizione del socio amministratoreImporto €
Compenso amministratore lordo25.500
Contributi Gestione Separata a suo carico (1/3)−2.215
IRPEF netta e addizionali (stima)−3.730
Compenso netto19.555
Dividendo netto (quota 50%)17.575
Totale netto per il socio amministratore37.130

Sommando i due canali, alle persone fisiche arrivano complessivamente circa 54.700 euro netti, pari al 10,9% del fatturato. La differenza rispetto al 7,0% calcolato sui soli dividendi è interamente attribuibile a una scelta di struttura: il compenso amministratore.

Ed è esattamente qui che nasce la pianificazione fiscale. Il compenso è deducibile per la società ai fini IRES, quindi abbatte l’imponibile del 24%; ma sconta IRPEF progressiva e contribuzione previdenziale, e resta indeducibile ai fini IRAP. Il dividendo, al contrario, non è deducibile a monte ma sconta un’imposta secca del 26%. Esiste un punto di equilibrio tra i due canali, e cambia in funzione dell’entità dell’utile, degli altri redditi del socio, della sua posizione previdenziale e degli obiettivi patrimoniali di medio periodo. Non è una formula universale: è un calcolo da rifare ogni anno sui numeri di quella specifica società.

Cinque leve di pianificazione fiscale su cui si lavora davvero

Sulla simulazione appena vista, ecco le direzioni concrete su cui interveniamo nel nostro studio prima della chiusura dell’esercizio — non dopo, quando ormai i margini di manovra si sono chiusi.

1. Il mix tra compenso amministratore e dividendo

È la leva più immediata e la più trascurata. Va calcolato il punto di indifferenza tra le due forme di prelievo considerando aliquote IRPEF, contribuzione, indeducibilità IRAP del compenso e situazione reddituale complessiva del socio.

2. Politica di distribuzione e patrimonializzazione

Non distribuire non significa rinunciare. Un utile trattenuto rafforza il patrimonio netto, migliora il rating bancario, finanzia gli investimenti senza debito e rinvia la ritenuta del 26% a un momento più favorevole. Vanno inoltre verificati anno per anno gli eventuali regimi IRES premiali collegati al reinvestimento degli utili.

3. Struttura degli immobili e dei beni strumentali

Trentamila euro di affitto annuo verso terzi sono un costo puro. Le alternative — acquisto tramite la società, locazione da un socio, leasing, separazione tra società immobiliare e società operativa — hanno effetti molto diversi su IRES, IRAP, IMU e protezione patrimoniale.

4. Welfare aziendale e fringe benefit

Con otto dipendenti, i piani di welfare aziendale permettono di riconoscere valore al personale con un cuneo fiscale e contributivo sensibilmente inferiore rispetto a un aumento retributivo di pari importo netto. Il beneficio è simultaneo per l’azienda e per il lavoratore.

5. Finanza agevolata sugli investimenti

I 20.000 euro annui di ammortamenti derivano da un investimento di circa 180.000 euro. Un contributo a fondo perduto sugli investimenti o un credito d’imposta abbattono il costo effettivo dell’attrezzatura e liberano cassa da destinare al circolante. In Calabria le opportunità su questo fronte sono numerose e ricorrenti, ma richiedono di programmare l’investimento prima di effettuarlo.

Domande frequenti su quanto resta ai soci di una Srl

Quanto resta ai soci di una Srl che fattura 500.000 euro?

Nella simulazione analizzata — gelateria artigianale con otto dipendenti e 2.500 euro di affitto mensile — l’utile netto è di 47.500 euro e ai soci arrivano 35.150 euro dopo la ritenuta del 26%, pari al 7,0% del fatturato. Considerando anche il compenso dell’amministratore, il totale netto alle persone fisiche sale a circa 54.700 euro, cioè il 10,9%. Il risultato varia sensibilmente in base a marginalità, incidenza del personale e struttura societaria.

Conviene di più il compenso amministratore o il dividendo?

Dipende dall’entità dell’utile e dagli altri redditi del socio. Il compenso è deducibile ai fini IRES ma sconta IRPEF progressiva, contributi previdenziali ed è indeducibile ai fini IRAP; il dividendo non è deducibile ma sconta un’imposta secca del 26%. Su utili contenuti il compenso è spesso più efficiente, su utili elevati il vantaggio tende a invertirsi. Il punto di equilibrio va calcolato caso per caso.

Si può evitare la ritenuta del 26% sui dividendi?

Non si può eliminare, ma si può gestire nel tempo. Le strade praticabili sono il rinvio della distribuzione con accantonamento a riserva, il ricorso a canali alternativi di remunerazione del socio e, in strutture più articolate, l’interposizione di una holding, per la quale il dividendo è escluso da imposizione per il 95%. Ogni soluzione va valutata rispetto alla sostanza economica dell’operazione.

Perché in Calabria l’IRAP pesa di più?

Perché la Regione applica la maggiorazione massima di 0,92 punti percentuali sull’aliquota ordinaria del 3,9%, per effetto del piano di rientro dal deficit sanitario. Le società non agricole con domicilio fiscale in Calabria scontano quindi il 4,82% sul valore della produzione netta.

Il fatturato di 500.000 euro è sufficiente per una gelateria con otto dipendenti?

È una struttura in equilibrio, ma senza margine di sicurezza. Con un EBIT del 14,5% bastano una stagione sfavorevole, un rincaro delle materie prime di tre punti o la perdita di un mese di alta stagione per azzerare l’utile. In attività con questa stagionalità il monitoraggio del punto di pareggio mensile è più importante del bilancio annuale.

La tua Srl sta pagando più imposte del necessario?

La differenza tra il 7,0% e il 10,9% di questa simulazione non nasce da un’operazione complessa: nasce da una scelta di struttura fatta al momento giusto. Analizziamo insieme il tuo bilancio e costruiamo un piano di pianificazione fiscale su misura, prima della chiusura dell’esercizio — quando le decisioni possono ancora produrre effetti.

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Articolo a cura di Mario Grandinetti — Dottore Commercialista e Revisore Legale, ODCEC Cosenza n. 1229. I valori esposti costituiscono una simulazione a scopo divulgativo, costruita su ipotesi di costo rappresentative del settore: non sostituiscono l’analisi del caso concreto. Il calcolo dell’imponibile IRES è semplificato e non considera le variazioni fiscali in aumento e diminuzione. Aliquote regionali, CCNL applicato, regime contabile e assetto societario modificano il risultato in misura anche significativa. Per una valutazione personalizzata è necessaria una verifica professionale sui dati reali.

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